Perché non diventerei più vegetariana.

Un po’ di (mal)sano compiacimento.

Mano con ceci

Perché vuoi farti una bella grigliata con gli amici o mangiare un bel piatto di lasagne al ragù, direte voi.

Eh no, invece non è questo il motivo. Anche se confesso che prima della conversione, ormai parecchi anni fa, benché non mangiassi molta carne e pesce, talvolta non disdegnavo carne cruda all’albese, sushi e ostriche.

Quando mi sono convertita al vegetarianismo, con annessa grigliata rituale in campeggio per consacrare l’evento, pensavo che fosse importante affermare questa mia scelta e farla conoscere al mondo là fuori.

Certo, non ho messo i cartelli e non andavo in giro proclamando la mia svolta etica e alimentare. Ma ce l’avevo lì pronta. E quando, durante una cena con amici o parenti, qualcuno mi porgeva con fare benevolo il vassoio di arrosto o l’insalata di mare, avevo subito la risposta pronta:

«No, grazie, non mangio carne e pesce.»

«Quindi sei vegetariana?»

«Sì.» (Affermavo con malcelato orgoglio.)

«E perché? Ma il tonno almeno lo mangi?»

«Veramente no.»

«I salumi sì però?» (Panico negli occhi del commensale.)

«Nemmeno.»

«Ah…» (Cioè: poveretta, è caduta nel baratro del salutismo…) «Ma quindi cosa mangi?»

E le conversazioni continuavano su questo tono, finché non cercavo di cambiare argomento, soprattutto per evitare di affrontare l’argomento vegani che si sa, di questi tempi è un’autentica bomba a orologeria.

La fattoria didattica.

Viso di verdura

A proposito di vegani, ricordo la vignetta di una fumettista e blogger francese vegana dallo stile molto tagliente, il cui succo in sintesi era questo: bambini in visita alla fattoria didattica, che teneri i coniglietti, che amore le mucche, che simpatiche le galline, carezze, sorrisi, riscoperta della natura ecc. Tutto bellissimo, siamo d’accordo. Ma cosa sarebbe dell’ingenuo sorriso di quei bimbi se vedessero in che modo vengono allevati e messi a morte la maggior parte degli animali di cui ci nutriamo? Se visitassero un allevamento intensivo che è il luogo da cui proviene quasi tutto il cibo di origine animale che mangiamo?

I bambini sono molto più intelligenti di quanto pensiamo e probabilmente, se lo facessero, ci massacrerebbero di domande. Ci chiederebbero perché, e come è possibile che permettiamo una cosa del genere, e come facciamo a mangiare degli animali che vengono da tanta sofferenza e ci sbatterebbero in faccia tutti gli altri perché dei bambini, mandandoci in corto circuito dopo massimo dieci secondi.

Poi quegli stessi bambini crescerebbero. E potrebbero decidere liberamente se e cosa mangiare. Ma almeno non sarebbero ingannati crescendo con la favoletta per cui la loro tenera fettina di carne viene dall’altrettanto tenera mucca che vive libera e felice sui prati della fattoria di Heidi.

Una sensazione di imbarazzo.

Fetta di anguria

La maggior parte delle persone con cui parlo, quando viene a sapere che sono vegetariana replica immediatamente:

«Ma io carne ne mangio poca. Carne rossa quasi niente. Più che altro carne bianca e un po’ di pesce». (Poveri polli e tacchini, la demonizzazione delle carni rosse ha giocato loro davvero un brutto scherzo…).

Che mi ricorda un po’ quando dico che non ho più la televisione da tanti anni e la maggior parte delle persone controbatte:

«Fai bene, figurati che io ce l’ho sempre spenta, non la guardo quasi mai».

Queste reazioni mi mettono a disagio. Non è per questo che sono vegetariana, non è per questo che non ho più la televisione.

Di buffet e bio-radical-chic.

Spuntino in spiaggia

Poi ci sono i temibili aperitivi e pranzi a buffet. In cui già solitamente non mangio molto poiché mi sento a mio agio come un elefante in un negozio di porcellana e in più mi trovo davanti ogni bendidio di vivande, rigorosamente senza istruzioni per l’uso. Che bella torta salata! E se celasse un orribile trito di acciughe? Che ravioli appetitosi! E se al loro interno ci fosse un insidioso ripieno di faraona?

I primi anni, non senza qualche indugio, tentavo di chiedere al personale del locale: «Scusi, ma c’è qualche piatto senza carne e pesce?», oppure vagavo come un’anima in pena fra gli adepti del buffet chiedendo: «Sai cosa c’è nella torta salata? ».

Ma non è tutto. Devo anche accettare che, nell’immaginario collettivo, spesso il vegetariano è percepito come un radical-chic del bio/veg/naturale che fa la spesa in negozi più cari di una gioielleria.

No-veg o sì-veg?

Cachi

Così, tra spiedini radicchio e scamorza, conversazioni surreali e buffet da fame sono passati un bel po’ di anni.

E non so se è perché ho superato la mezza età (ho la metà di 90 anni, quindi in realtà anche un po’ di più della mezza età) o semplicemente perché ho vissuto da vegetariana per parecchi anni, se tornassi indietro probabilmente farei una scelta diversa.

Sì, insomma, credo che mi comporterei da subito come faccio attualmente. Senza svelare, se non quando strettamente necessario, il fatto che sono vegetariana.

Ho l’impressione che sempre più ci si limiti alle etichette e agli schieramenti: no TAV contro sì TAV, no VAX contro sì VAX, VEGANI contro ONNIVORI e via discorrendo. Non sarebbe meglio se al posto di queste lotte senza quartiere tra persone e fazioni, ci prendessimo il tempo per leggere, approfondire e soprattutto per incontrarci e confrontarci? Senza timori di ascoltare anche coloro con cui non siamo d’accordo, senza preconcetti o pericolosi integralismi, cercando di comprendere le ragioni altrui. E soprattutto provando a ragionare con la nostra testa, senza farci strumentalizzare dal primo venuto che ci attacca un’etichetta e ci utilizza a suo piacimento finché gli fa comodo…

Sì, ma alla fine?

Panino rotondo

Certo, la questione dei buffet non si è risolta. Ma se ogni tanto mangio per sbaglio un pezzetto di sformato alla pancetta o di paccheri ai frutti di mare non è poi così grave. Con discrezione e senza farmi vedere da nessuno, posso sempre raccogliere in un cartoccio ciò che rimane e devolverlo al primo cane o gatto di strada che incontro sul mio cammino. Forse è un po’ complicato ma ecco, avanzare quello che ho nel piatto non mi è mai piaciuto.