Una terrazza lunga un chilometro

Terrazzamenti nell'uliveto

Mi è capitato di leggere due articoli, slegati l’uno dall’altro, che però mi hanno dato modo di trovare un trait d’union e di mettere insieme le parole di questo post.

L’argomento del primo era il rapporto tra architettura e politica. Questa disciplina ha sicuramente un ruolo meramente tecnico ad uso del capitale ma ha anche una funzione politica nel governare i meccanismi di trasformazione dell’ambiente umano con tutto ciò che questo implica. Un suo ruolo potrebbe quindi essere l’analisi critica di tutti i rapporti lavorativi che la attraversano o forse più semplicemente la libertà dell’individuo all’interno di spazi tenuti sempre di più sotto sorveglianza dal dilagare della tecnologia. Possibilità.

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Salta!

Scogliera a picco sul mare

Durante il mio anno sabbatico, ormai parecchi anni fa, lessi un libro intitolato “Una frase, un rigo appena”. Qualche giorno fa questo volumetto mi è capitato nuovamente fra le mani; uno di questi racconti brevi e brevissimi recita così:

Salta, ― disse lui.
No, ― rispose lei.
― Salta perdio!
Saltò.
Il paracadute non si aprì.
Ma per fortuna lei sapeva volare.

Ecco, in estrema sintesi mi sembra che il punto sia davvero questo: finché non siamo obbligati a saltare, non scopriremo mai che sappiamo volare.
E passeremo la vita avviliti, con ali deformate dal peso dell’immobilità.

Fante rei

Radici e piede di un faggio con Fomes fomentarius

Chiacchierando, un amico mi racconta: «Su Monte Lupone si è aperto un buco, un pastore ci accompagnerà alcune persone per verificare di cosa si tratta.» «Caspita! Ma proprio a Monte Lupone?» indago. «Bhè non lo so con precisione. Forse un po’ più in basso, zona Le Fosse.» divenendo un po’ più vago. «Se sì è aperto all’improvviso forse si trova sul tratto di cresta che va dal Rinzaturo a Le Fosse dove ci sono molte doline. Si tratta probabilmente di una dolina di crollo» Ipotizzo.

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