Il Barolo e il mal di stomaco

ombre sulla sabbia

Molto tempo fa pensavo che gli adepti della non violenza in fondo in fondo subissero ciò che accadeva intorno a loro.

Poi, con il passare degli anni e anche grazie a uno splendido corso sulla comunicazione non violenta e la gestione dei conflitti, ho capito che in realtà è tutto il contrario: nella vita di tutti i giorni, gli adepti della non violenza sono dei “gran rompiscatole”.

Quello che intendo dire è che hanno le antennine sempre sollevate e quando captano il segnale di qualcosa che non funziona (ad esempio pensano di aver subito un’ingiustizia) si fanno sentire. Con fermezza ma in modo non violento. Come si usa dire adesso, sono assertivi.

Ormai da tempo provo, sia pure goffamente, ad attuare questo metodo, fondamentalmente perché non vedo altre possibilità.

Devo dire che ha 2 innegabili vantaggi:

  • previene il mal di stomaco (inutile tenersi dentro per secoli qualcosa che non va, in linea di massima con il tempo non si trasformerà in un profumato Barolo d’annata ma piuttosto in aceto andato a male);
  • evita l’effetto esplosione caffettiera (che poi sai quanti anni ci vogliono per ripulire la cucina?).

Ma ha anche 2 altrettanto innegabili svantaggi:

  • è molto faticoso (perché magari vorresti goderti quel momento in santa pace e invece ti tocca esporti, sia pure in modo non eccessivo);
  • è molto difficile (perché a volte vorresti farti tagliare un dito piuttosto che dire quella cosa).

Certo, poi ci vorrebbero 2 app sullo smartphone che aiutassero:

  • a capire quando è il caso di farsi sentire (spia lampeggiante rossa), e quando è il caso di lasciar correre (spia fissa verde);
  • a contare fino a 100 prima di intervenire nei casi in cui, anche se la dici subito, è una cosa che ti ha fatto mooolto arrabbiare.

Ma poi non ci sarebbe più soddisfazione!

Quindi niente app, e poi qualche urlo ogni tanto è liberatorio, (e qui rendo omaggio alla mia anima meridionale).